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Studien

Begleitstudie zu Sprachförder-
maßnahmen in Rheinland-Pfalz (PDF)

Texte in mehreren Sprachen

Crescere bilingui

Dal: Corriere d'Italia, settimanale italiano in Germania, 13-09-2002

In Germania sembra realizzarsi questa prospettiva: i giovani sono interessati addirittura più dei loro genitori alla lingua di origine.
In occasione della pubblicazione del suo secondo volume "Mit zwei Sprachen groß werden", il Corriere incontra la linguista Elke
Montanari.
A cura di Alfeo Quaranta

Corriere. Quale lingua parlano gli stranieri e in particolare gli italiani in Germania?
E. M. Da altre società di immigrazione, come l’americana, l’australiana o la canadese, sappiamo che nelle famiglie e anche nelle
comunità si realizza prima una fase in cui vengono usate le due lingue, quella di origine e quella dell’ambiente, per esempio il
polacco e l’americano. Questa fase si chiama Language Shift. Poi la lingua di origine si perde, e si passa quindi ad una fase di
Language Loss. Questo avviee all’incirca alla terza, quarta o anche quinta generazione di migrazione. In Europa e in particolare in
Germania sembra realizzarsi un’altra prospettiva. Invece della perdita della lingua incontriamo giovani che sono addirittura
interessati più dei loro genitori alla lingua di origine e nello stesso momento al tedesco. Cioè si passa dal Language Shift al
bilinguismo consapevole e voluto, e questo è un fenomeno sociale. Lo sperimentiamo continuamente. Mi è capitato ad esempio
di incontrare una giovane coppia con passaporto turco, che parla meglio il tedesco del turco. Costoro mi hanno chiesto come
possono fare affinché il figlio si trovi bene con le due lingue, turco e tedesco, e come sia possibile che il figlio impari meglio il
turco di quanto lo abbiano imparato loro. Del resto basta vedere come italiani in Germania fondano scuole bilingui. Questo è
straordinario. Mentre noi rimaniamo nella nostra cassettina monolingue, per i nostri figli questi cassettini non esistono più.
Vivono la lingua in maniera molto diversa e si aprono naturalmente nuove vie dell’intendersi.

Corriere. Però per ragioni di lingua molti dei nostri ragazzi vanno male a scuola. Perché è così difficile per i nostri giovani o anche
per gli adulti imparare il tedesco?
E. M. Ci sono due questioni che bisogna distinguere. La prima questione è: perché tanti genitori hanno difficoltà col tedesco? La
seconda è: perché i figli hanno difficoltà col tedesco nelle istituzioni? Sono cose diverse, anche se collegate. Parliamo anzitutto
dei genitori. Non mi è mai capitato di incontrare un genitore che non fosse interessato ad imparare il tedesco. Vuol dire che la
motivazione in questo senso c’è. Però molti organizzatori di corsi per stranieri sono delusi, perché raggiungono solo un certo
gruppo di stranieri. Ci sono d’altra parte corsi con molta frequenza, come è ad esempio il progetto ’Mama lernt Deutsch’ (La
mamma impara il tedesco). Sono corsi che si tengono per donne straniere negli asili dei loro figli, nel corso della mattinata,
mentre i figli sono a scuola. I vantaggi sono chiari: il luogo, le donne lo frequentano in ogni caso; è un luogo loro familiare,
accettato dai mariti; è un luogo che entra nella loro sfera di competenze. Il corso rispetta le loro esigenze.

Corriere. Però il progetto ‘Mama lernt Deutsch’ è particolare, molti altri corsi non hanno questo successo. Perché?
E. M. Per le ragioni contrarie. I corsi si tengono alla sera, quando sia le donne che gli uomini preferiscono stare a casa. Sono
spesso corsi misti, con donne e uomini mescolati. I corsi poi si tengono in luoghi sconosciuti, non frequentati normalmente.
Queste ragioni sono sempre più recepite e si organizzano da anni corsi ad esempio in fabbrica o sui luoghi di lavoro. Però se ci
chiediamo perché per vent’anni abbiamo organizzato corsi e molti stranieri hanno imparato poco il tedesco, quelli sono i motivi. Ci
sono poi altri motivi. Alcuni progettano un rientro in Italia che non avverrà mai, è come se sedessero sempre su valige pronte.
Questo crea una condizione psicologica che rende impossibile l’imparare una lingua. C’è poi, infine, un gruppo, che non
sappiamo quanto numeroso, che non è più in grado di scrivere. Lo sapevano fare ma non hanno più esercitato quella abilità. Il
fenomeno interessa trasversalmente tutta la popolazione, non solo gli stranieri, ma gli stranieri ne sono particolarmente colpiti
per tante ragioni. Tipico dell’analfabetismo è che viene nascosto; in un corso però questo è impossibile, quindi anche per questo
i corsi non vengono frequentati dai migranti con meno formazione.

Corriere. Torniamo allora all’altra questione. Perché tanti giovani, in particolare italiani, hanno difficoltà col tedesco?
E. M. Con quale tedesco? I bambini italiani come gli altri stranieri parlano spesso molto bene il tedesco del gruppo giovanile; il
tedesco imparato in strada; il tedesco del cortile; il tedesco del gioco eccetera. Non è un tedesco facile, ha le sue regole. Nei litigi
si può sentire come i bambini si esprimono in maniera ricca. Ma non è quello il tedesco che possono usare a scuola. Ce ne
accorgiamo già dalla terza classe elementare, quando per molti bambini il tedesco scritto diventa una nuova lingua straniera. I
libri scolastici anzitutto non sono adeguati. Quello che per un bambino tedesco può essere un divertente gioco di parole, diventa
per un altro un esercizio impossibile. L’errore sta nel compito, non nei bambini.

Corriere. Allora di quale tedesco hanno bisogno i bambini per la scuola?
E. M. Hanno bisogno anzitutto di tedesco scritto, che spesso non conoscono. Molti genitori di bambini stranieri non hanno neppure
un libro a casa. Noi sappiamo già dagli anni Cinquanta e lo studio P.I.S.A. lo ha dimostrato, che nella scuola tedesca vanno
particolarmente male quei bambini che non hanno esperienza col leggere. Dal primo giorno si sa già quali sono i bambini che
avranno la vita difficile a scuola: quelli che non conoscono storie, quelli nelle cui case non si scrive. Libri italiani vanno bene quanto
i tedeschi. Si tratta di capire come un testo è costruito.

Corriere. Allora veniamo al suo libro: come possono crescere plurilingui i bambini?
E. M. Questo è descritto appunto nel mio libro. Le domande sono peraltro note. Come possono fare i genitori per offrire ai loro figli
la possibilità di imparare bene tutte due le lingue, o addirittura le tre lingue? Cosa posso fare se mio figlio si rifiuta di parlare la
mia lingua? è dannoso se i bambini mescolano le lingue? è mio figlio bilingue anche se non ha mai detto una parola nella mia
lingua ma mi capisce? Serve correggere quando mio figlio o il mio allievo impara una lingua? Queste ed altre sono questioni che
la gente si pone ogni giorno, e la ricerca recente ha dato già molte risposte. Il mio libro le riporta in maniera molto comprensibile.
Negli ultimi 20 anni nella ricerca sulla lingua si è scoperto molto di nuovo. Tutto questo è descritto in maniera chiara e semplice.